giovedì 13 giugno 2013

Walk the Line

Io vedo la società ed il sistema come un grande recinto che mi circonda. Non c'è un tetto, il cielo è visibile e serve a far sognare, la staccionata si supera con un salto slanciato.
Fuori il mondo è come all'origine della razionalità, fuori puoi sentire quello che sentiva un uomo delle caverne. Ho insita una tendenza all'avventura, mi piace andare fuori. Credo che sia il ritorno al sistema che mi faccia apprezzare il fuori (sistema). Come se tornato dietro le sbarre capissi ed apprezzassi ancor di più il blu limpido del cielo.
Il sistema ci seda sempre di più, sento l'adrenalina necessaria come una droga. Voglio provare tutto quello che un vero uomo può provare. Amo le attività psicofisiche dove la resistenza della mente e del corpo viene messa alle strette. Amo frustare la mente e il corpo. Noi siamo natura, natura sedata, io voglio provare ciò che prova la natura viva. Cosa prova un leone che si guadagna con la lotta il cibo oppure una foca che scampa l'attacco di un orso bianco oppure un uccello a migrare per migliaia di chilometri o perchè no una pianta a vivere centinaia di anni o uno scoglio a subire gli elementi per millenni?
Tutti loro forse non provano niente perchè non sono razionali ma istintivi. Fanno così e basta. 
Io però so cosa si prova a stare in un letto d'ospedale e guardare fuori dalla finestra il cielo blu e desiderare al massimo di correre fuori. So anche cosa si prova in una situazione di pericolo vitale in montagna. La possibilità di conoscere e confrontare le cose mi permette di apprezzarle oppure detestarle. L'apertura mentale e la predisposizione all'esperienza e all'avventura mi appaiono quindi indispensabili per vivere in modo attivo.
Parto per scalare in Pakistan per saltare il recinto ed avventurarmi fuori.
Spero di tornare per poter apprezzare il valore dell'esperienza.
Riesco ad amare la vita unicamente accettando la morte.
La morte può avvenire in ogni momento e casualmente, ritengo quindi inutile e stupido passare la vita a cercare di sfuggire alla morte che oltretutto è certa, prima o poi. Preferisco conoscerla ed accettarla (come una vicina che quando ascolti rock ad alto volume ti bussa con il manico di scopa dal piano di sotto) e vivere pienamente ogni istante della mia vita.

Facendo slack line ho imparato che per conquistare l'equilibrio bisogna continuare a perderlo.

La razionalità è geniale per una cosa sola: consapevolezza. 
Essere consapevoli permette di pensare all'azione e quindi apprezzarla oppure no. 
Penso sia questo il valore aggiunto della razionalità, poter apprezzare l'irrazionale. 
La razionalità è il punto fisso che ti permette di fluttuare (o surfare) tra terra e aria (come sulla slack). 
Consapevole del fatto che una perdita d'equilibrio con relativa caduta equivale a morte certa, affronto con serenità il cammino che mi porta da un albero all'altro, provo delle figure, surfo, rischio.
Tutto questo mi rende immensamente felice e vivo.



«A partire da quest'ora mi ordino libero di limiti e linee immaginarie. Vado dove voglio, totale e assoluto signore di me. Do ascolto agli altri, considerando bene quello che dicono. M'arresto, ricerco, ricevo, contemplo. Dolcemente, ma con volontà incoercibile, mi svincolo dalle remore che trattenermi vorrebbero».

Walt Whitman, “Song of the Open Road”

venerdì 3 maggio 2013

La mia Triple Direct

Un modo per ringraziare tre grandi dell'alpinismo italiano, ognuno di essi protagonista dei propri anni.
Tutti e tre lasciarono la propria firma sulla parete della Corna Medale, primo Cassin con la sua coraggiosa e famosissima via, poi Bonatti elegante e sobrio, seguito da Gogna che cerca le massime difficoltà sugli strapiombi.
Decido quindi di provare un concatenamento delle vie in solitaria e il più velocemente possibile.
L'anno scorso avevo salito la Gogna in solitaria e ci avevo messo otto ore autoassicurandomi su tutti i tiri. Ora però devo cambiare metodo perchè non ho tutto questo tempo.
Scelgo di salire per la ferrata velocemente alla Bonatti che scalo tutta slegato rinviando qualche volta la daisy ai chiodi poi ridiscendo all'attacco e mi calo verso la Gogna, fin da subito devo fare attenzione alla roccia che non sempre è buona, ho la daisy sempre pronta da rinviare nei chiodi. In realtà non so quanto possano reggere uno strappo o una caduta però psicologicamente è molto utile. Supero la bella placca a gocce poi con le due daisy mi tiro sui fittoni del tratto in artificiale e raggiungo la sosta con fantastica arrampicata su lame esposte! Un sogno. Proseguo veloce per il diedro, traverso alla placca e me la godo fino alla sosta, le mie daisy mi seguono e quando ho bisogno mi danno un po' di sicurezza. Ora mi attende uno strapiombino fisico con roccia non bellissima, passo deciso ed entro nel diedro, sempre attenzione alla roccia... ora fantastico traverso esposto con piedi brutti! Sono sotto al grande strapiombo, incontro una specie di fessura o rigola, ostica, non mi fido e disarrampico alla sosta. Decido di fare il tiro in autosicura così monto tutto e salgo più convinto alla sosta successiva, ora il liscio muro che supero in artificiale. Anche qui mi autoassicuro, non mi fido a fare la prima sezione stando sempre su un solo chiodo... Riparto slegato, riorganizzo la testa, questa modalità di salire è particolare perchè si è sempre a cavallo tra sicuro e non sicuro, ogni volta che moschettoni la daisy per un attimo sei legato e il passo dopo sei libero. Sono all'ultimo tiro, una fessura un po' delicata che va a perdersi nei diedri sommitali più facili. Sono in cima per la seconda volta, ora scendo da dietro. Decido di imboscare il poco materiale che ho e attaccare la Cassin in scarpette e magnesite. Sono stanco e ho finito l'acqua, preferisco alleggerirmi al massimo e concentrarmi per l'ultima salita. Non avevo mai percorso questa linea ma l'unto, i fittoni e i graffiti mi indicano la strada. Salgo veloce senza pausa e spesso incastro le mani tra i blocchi invece di tenere i bordi untissimi, questo mi da più sicurezza e rapidità. Un bell'esempio di come le diverse tecniche siano polivalenti. Sbuco nel bosco e ridiscendo i ripidi pendii ghiaiosi, ora sono più tranquillo, posso rilassarmi, è andata!
La gestione del tempo è impressionante, cambiando assetto e mentalità sono riuscito a salire in otto ore tre vie invece che una sola.
Penso che siano queste possibilità di giocare con la testa che mi affascinano di più nell'alpinismo e nell'arrampicata.
Recupero i ferri, corro in paese e salto in vespa, le birre del Galeotto mi attendono!
La prima la scolo per riazzerare i livelli, la seconda me la godo con focaccia e mortadella. Chiamo Marco, domani vogliamo fare Kundaluna e scopro che è anche lui in Medale con Luigi, hanno fatto una via nel pomeriggio. Li aspetto al bar e poi beviamo insieme! Il ritorno tutto a visiera alzata!















Qualche ora di riposo e via con Marco verso la Valle!
Ci accoglie una giornata splendente, è il giorno prima del Melloblocco e purtroppo (fino ad ora) è stato il giorno più solare!
Sono felice di incontrare tanti amici e tra caffè, panini e serie di friend iniziamo ad arrampicare verso mezzogiorno in perfetto stile mellico. 
La nostra cordata è stata collaudata circa un anno fa su Oceano e ora parte Marco senza esitare sul primo di Kundalini, saliremo in alternata tutti i tiri, io ho già percorso le vie mentre Marco è alla prima e così cerco di lasciargli i tiri più belli! La serpe, l'arco, il vuoto sopra alle Bambine Leucemiche, la linea è bellissima e percorrerla davvero piacevole. Saluto una giovane cordata di Sondrio!
Saliamo a Luna, si stà da Dio, l'aria del pomeriggio rinfresca e scalare viene davvero naturale. Attacco il primo con l'ostico incastrino poi Marco si spara il traverso e il dulferone senza fiatare. Saliamo rapidi godendoci al massimo questa spaziale linea di fessure. I tiri sono tutti belli! Quando le placconate si abbattono e la spaccatura si apre, incontriamo un'altra giovane cordata, questa volta di Milano, che saluto! Ora il cammino di pietra che decido di percorrere per intero, è davvero una linea naturale irresistibile poi placchetta finale e sosta sulla classica radice!
La sera si avvicina ed è forse il momento più bello della giornata, la teoria del partire tardi e arrivare tardi si consolida.
Sosta "psicologica" in mezzo al bosco e poi corsa alla pizza, alla birra e alla crag machine!
Bella vita sociale in piazza ma noi lasciamo poco convinti San Martino e partiamo per Milano.
Chiaramente prima delle gallerie ci fermano i Caramba ma gestiamo la situazione al meglio e ce la filiamo!
































venerdì 5 aprile 2013

Su Marco...

Mi trovo a scrivere queste parole per l'unico bisogno di condividere con qualcuno la rabbia che ho dentro.
Marco è morto.
Marco era uno di noi, faceva parte di quello speciale gruppo formatosi nel giugno dell'anno passato quando di colpo eravamo tutti in cerchio ad ascoltare il Tone.
Era lì con noi perché come noi voleva diventare una Guida Alpina.
Il nostro gruppo ha avuto la fortuna di essere unito fin da subito, ognuno di noi conosceva Marco, sapeva che persona era, tutti siamo stati legati insieme e insieme abbiamo affrontato momenti difficili, fatica, felicità; il legame che si crea attraverso la corda quando si scala è speciale, è primitivo, essenziale.
Era uno di noi e ora non c'è più.
Come me anche lui veniva dal milanese e per questo viaggiavamo spesso insieme in direzione delle montagne. Ovviamente parlavamo sempre di vie, di cime e di pareti però c'era anche spazio per gli aneddoti della vita, storie da raccontare, avventure e perché no, donne e motori.
Insomma per me Marco era un amico, l'amico grande (aveva quattordici anni in più di me) con il quale potevo anche confidarmi.
Lo ricorderò così, sempre pronto ed entusiasta, un socio fidato, un amico che alla fin fine è la cosa più importante in montagna come nella vita.




lunedì 1 aprile 2013

Zingarate Ticinesi

Frequentare assiduamente il Ticino, è cosa favorevole sotto più aspetti: è una terra ancora selvaggia dove si passano intere giornate senza incontrare nessuno, le rocce e le pareti sono severe e piene di carattere e offrono diversi tipi di scalata.
Inoltre le fessure abbondano e spesso si scala trad e questo è fondamentale!
L'usanza è di dormire almeno una notte da me a Faido per scalare senza stress... Questa volta con me e David, ci sono anche Dade, Jonas e Luigi.


Jonas si ingaggia con successo su Linda poco Linda, Osogna






My Darling, bella ed interessante via nella dimenticata Val d'Iragna
















Cracks, Projects...









































Vamos a la playa, Parete di Cevio





FROM TICINO WITH LOVE !!!